comune di Cordovado

Complice la presenza di una torre millenaria, il tempo sembra essersi fermato all’epoca medievale nel borgo di Cordovado, le cui stradine del centro appaiono lastricate in sasso, mentre gli edifici semplici e severi sono costruiti in pietra antica.

Ogni anno, la storia quattrocentesca di questa centro riprende vita in occasione della rievocazione in costume d’epoca organizzata con attento rigore. Cordovado, piccolo gioiello del Friuli Occidentale, annoverato tra i borghi più belli d’Italia, è ricco di storia e monumenti pregevoli.

C’è tutto: un castello, un borgo medioevale, il santuario mariano più vecchio della diocesi e gioiello dell'arte barocca, un'antica pieve risalente al XV secolo ma anche ambiti naturalistici che armonicamente si inseriscono in un itinerario affascinante e primordiale.

Terra di ispirazione poetica per grandi letterati quali Ippolito Nievo e Pier Paolo Pasolini, è sede del parco letterario "Ippolito Nievo".

Storia di Cordovado

ll toponimo Cordovado deriva dai termini latini curtis (suddivisione amministrativa con poderi e case e, talora, castello e chiesa) e vadum, guado (friulano vat, da cui Cordovât). Il primo riferimento certo dell’esistenza di questa località si ha nel 1186 con la bolla papale di Urbano III con cui venivano assegnate tutte le corti, ville e castelli soggetti alla giurisdizione temporale del vescovo di Concordia.

La storia di Cordovado risale però molto probabilmente a prima del Mille e le sue origini sono riferibili ad indicazioni ancora precedenti con la presenza di un castelliere protostorico.

Il complesso fortificato, già citato nel XII secolo, conservò la sua appartenenza all’autorità spirituale dei vescovi concordiesi che assunsero anche il titolo di marchesi di Cordovado.

La Repubblica di Venezia nel 1420, nella conquista del Friuli, annesse anche Cordovado confermando però nuovamente il controllo di queste terre all’autorità concordiese.

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centro storico
Inserito tra i borghi “più belli d'Italia", l’attuale area fortificata di Cordovado, nota come il Castello, è il risultato di modifiche e stratificazioni che si sono succedute nel tempo, in particolare tra '600 e '800.

Inserito tra i borghi “più belli d'Italia", l’attuale area fortificata di Cordovado, nota come il Castello, è il risultato di modifiche e stratificazioni che si sono succedute nel tempo, in particolare tra '600 e '800. I vescovi di Concordia lo fortificarono attorno all’XI-XII secolo, facendone il più importante castello della pianura, sede di numerosi poteri, civili, militari ed ecclesiastici. Rimase in piena funzione fino al '400.

Nel basso medioevo la cerchia esterna di mura, con terrapieno, fossato e due torri ancor oggi presenti, racchiudeva uno spazio interno costituito dal castello vescovile, a sua volta munito di mura e fossato con ponte levatoio, mastio e altri edifici. Accanto, sorgeva il borgo.

Dirimpetto al castello, nel medioevo sorse una fila di edifici, adibiti ad abitazioni del personale e a sedi di servizio (capitano e gastaldo). Dal loro sviluppo tardomedievale e moderno, furono enucleate due residenze signorili, conosciute con il nome diPalazzo Bozza-Marrubini, a ridosso della Porta dell’Orologio, e Palazzo Agricola (più a Sud). L’aspetto delle due case è rinascimentale, con ampie arcate che contraddistinguono l’accesso al pian terreno e file di aperture, tra cui ampie trifore. Il retro dà su parchi e giardini.

Dentro la cerchia murata, è collocato anche il Palazzo Freschi Piccolomini (1669-1704) che prima si chiamava Attimis, una struttura imponente di linee rinascimentali, a tre piani con ampio portale d’ingresso, immersa nel verde di un parco secolare. Nelle adiacenze, vicino alla porta nord, sorge la Chiesa di San Girolamo (sec. XIV). Delle due torri portaie, la meridionale conserva la postierla, la settentrionale, detta anche dell’Orologio, le scale e i camminamenti in legno al suo interno.

Lungo il tratto delle mura sud-orientali si notano i resti del fossato e le case costruite all’interno del recinto nel XIX secolo.  Alla fine del Seicento parte dell’apparato fortificato fu abbattuto o trasformato in residenza civile, dando così vita al Palazzo Freschi Piccolomini.

Al centro del borgo che dal tardo medioevo si espanse a settentrione del castello, lungo la strada principale, si nota fra tutti l’imponente mole cinquecentesca di Palazzo Beccaris Nonis, dal nome delle due influenti famiglie che lo vollero, i Beccaris, e che poi lo abitarono, e i Nonis. L’edificio, compatto e massiccio ma non privo di linearità e armonia, si alza su un porticato a tre aperture.

 

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L’interno contiene ancora molte parti e suppellettili in legno (pulpito e cantoria), che rendono l’atmosfera della parrocchiale di campagna degli ultimi secoli.


Antica pieve concordiese, legata al Capitolo della Cattedrale, qualificata recentemente come duomo, la vecchia chiesa di Sant’Andrea fu profondamente rimaneggiata o rifatta nel tardo Quattrocento (il portale reca un’iscrizione del 1477). Originariamente ad aula unica, nel Seicento le furono addossate in maniera armonica due navate.

L’interno contiene ancora molte parti e suppellettili in legno (pulpito, cantoria), che rendono l’atmosfera della parrocchiale di campagna degli ultimi secoli. Dell’originaria decorazione rinascimentale, rimangono cospicue tracce nell’area presbiterale (cuba) e agli altari laterali.

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