comune di Frisanco

Ha la forma di un piccolo presepe antico come quelli che a Natale, nella frazione di Poffabro , vengono esposti sui davanzali, nelle case e lungo le strade, creati dalle abili mani di abitanti e artisti. Questa caratteristica peculiare, insieme alla semplicità delle sue dimore realizzate in pietra arenaria e legno, fanno del paese uno dei mille Borghi più belli d’Italia, impreziosito dall’abbraccio di una stupenda cornice di montagne e di natura incontaminata.

Raggiungere Frisanco, circondato dalle Prealpi Carniche e lambito dal torrente Meduna, equivale ad addentrarsi all’interno di uno scenario incantato e per certi versi stupefacente, in cui colline verdi tra piante da frutto e piccoli orti si alternano ai boschi di conifere e ai pini mughi, fino a raggiungere le rocce e i ghiaioni. Itinerari ed escursioni alla scoperta di questa natura superba e inviolata sono organizzate dal Parco delle Dolomiti friulane, che comprende tra le sue strutture anche un Centro visite proprio nell’ex caseificio di Poffabro.

Singolare e da vedere, anche il Museo delle case in miniatura “Da lì mans di Carlin

Storia di Frisanco

Tranquilla e immersa nel verde, la valle è stata scelta come dimora fin dai tempi della preistoria: tracce dei primi insediamenti umani sono di fatto state trovate nelle grotte che costeggiano il fiume Colvera.

E' sicuro che ai piedi del monte Raut che domina l'intera area che oggi forma il territorio del comune, passasse una strada romana che partiva dalla colonia militare di Julia Concordia per inoltrarsi nelle Alpi.

Tranquilla e immersa nel verde, la valle è stata scelta come dimora fin dai tempi della Preistoria: tracce dei primi insediamenti umani, infatti, sono state trovate nelle grotte che costeggiano il fiume Colvera. In età romana, ai piedi del monte Raut che domina l'intera area che oggi forma il territorio del comune, passava una strada che partiva dalla colonia militare di Julia Concordia per  attraversare le Alpi.


Frisanco, il cui nome deriva dal germanico Freidank, viene citato in un documento nel XIII secolo, mentre Poffabro, dal latino pratum fabri, prato dei fabbri, figura in un atto notarile del 1339.

Curiosa è poi la documentazione storica relativa agli anni compresi tra il 1648 e il 1650, nella quale si riferisce di un processo dell’Inquisizione della diocesi di Aquileia contro delle streghe colte in flagrante sulle pendici del monte Raut. In quel frangente, il borgo si guadagna l’epiteto di “nido particolar delle strege”. Con il declino della Serenissima e la seconda occupazione francese, anche il territorio di Frisanco subisce una robusta ristrutturazione. Il 28 settembre 1810, Poffabro cessa di essere autonomo e viene accorpato nel comune di Frisanco, che diventa capoluogo della Val Colvera.

Le dure condizioni di vita e isolamento che hanno sempre contraddistinto questi luoghi non mutano non mutano nemmeno con l’unione all’Italia nel 1866, semmai peggiorate da una serie di epidemie che falcidiano la popolazione.

Poffabro, nel comune di Frisanco, nel 2003 è stato annoverato dal FAI tra i Cento borghi più belli d’Italia.

Fonte: Friuli.net [LINk a http://www.friuli.net/valcolvera/storia.htm]

 

 

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centro storico
Tra i borghi più belli d’Italia, Poffabro possiede una sorta di forza magica sprigionata dal suo impianto architettonico schietto e austero.

Tra i borghi più belli d’Italia, Poffabro possiede una sorta di forza magica sprigionata dal suo impianto architettonico schietto e austero, dalle sue case in pietra arenaria disposte a schiera, che nella loro fiera e rassicurante solidità hanno resistito a secoli di storia sopravvivendo anche alle terribili scosse del terremoto del 76.

Il paese è, secondo il pittore Armando Pizzinato, uno degli esempi di architettura spontanea più razionale e fantasiosa delle nostre Prealpi.

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La Chiesa di San Nicolò Vescovo si presenta con una maestosa facciata bianca ottocentesca, sormontata da un mosaico che raffigura il santo patrono, dall'impianto originale che risale al XIV secolo e pare costruito a sua volta su un preesistente luogo di culto.

La Chiesa di San Nicolò Vescovo si presenta con una maestosa facciata bianca ottocentesca, sormontata da un mosaico che raffigura il santo patrono, dall'impianto originale che risale al XIV secolo e pare costruito a sua volta su un preesistente luogo di culto.

La fisionomia attuale dell’edificio si delinea attorno al Seicento, ma fu oggetto di continue ristrutturazioni dovute anche alle frequenti scosse di terremoto. All’interno, il tabernacolo, che aveva una porticina dipinta da Francesco Guardi (sec. XVIII), ora conservata ora al Museo Diocesano di Pordenone. Seicentesco è invece l’altare del Rosario, in legno dorato.

 

Fonte: Italiamappe.it

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Manifestazioni principali
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