comune di Zoppola

Lo zampillo perenne dalle tantissime fontane fanno di questo comune la Città dell’acqua. Fresca e trasparente, risale in superficie gorgogliando dopo una lunga corsa nel terreno ghiaioso sottostante, formando tanti piccoli ruscelli e cingendo il castello dei conti Panciera.

È anche la terra della patata, che trova terreno fertile nelle sabbie depositate dal fiume Meduna e che si presenta in tutti i suoi gusti e sapori a luglio, in occasione della tradizionale Sagra paesana.

 

Storia di Zoppola
Il territorio di Zoppola fu certamente abitato sin dai tempi preistorici da genti proto-indoeuropee, euganee, gallo-carniche, ecc. Ne fa fede tanto il ritrovamento di reperti archeologici attribuibili a varie epoche (età della pietra, del ferro) che si rinvengono tuttora presso Orcenico di Sopra, a nord di Castions, presso Murlis e nei dintorni di Zoppola, quanto la conservazione dei toponimi. Lo stesso nome di Zoppola deriva, per esempio, dal celtico zaupo, “fossa incavata" o "abbeveratoio".

Durante il periodo romano era dotata invece di un proprio agro parcellato e popolata da coloni, ma è stato indubbiamente il Medioevo il periodo più interessante, e anche più complesso, per Zoppola. Fu per difendersi dalle invasioni barbariche che vennero qua creati una serie di abitati fortificati che, specie dopo le sanguinose incursioni ungare dei secoli IX-X, assunsero via via la fisionomia di fortilizi più muniti, alcuni dei quali costituirono le basi per l’edificazione successiva di veri e propri castelli. Da un punto di vista della giurisdizione feudale, le vicende legate a quest’ultimo si trascinarono travagliate e confuse fino agli inizi del XV secolo, quando venne acquistata dai fratelli del patriarca Antonio Panciera.

Da allora gli avvenimenti castellani e feudali del territorio zoppolano si legarono a quelli della dinastia dei Panciera, passando dal dominio patriarcale a quello della Serenissima, conoscendo, quindi, intervallato dall’occupazione napoleonica, il dominio asburgico. Finalmente, nel 1866, il comune entrò a far parte del Regno d’Italia.

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centro storico
Dal 1405, il maniero fu di proprietà della famiglia Panciera, che attuò alcuni lavori di miglioramento delle strutture murarie e difensive.

L’intervento di ammodernamento dei conti Panciera riguardò anche l’aspetto artistico e decorativo del castello, che fu arricchito con opere d’arte e mobili d’epoca. Particolarmente interessanti sono gli affreschi sulle facciate interne del cortile, opera di Pomponio Amalteo, che affrescò arcate, poggioli, mentre all’interno si conservano sale affrescate (interessanti le pitture nello “Studio del cardinale”, attribuite a Giovanni da Udine) e soffitti a cassettoni (in un salone sono decorati con gli stemmi delle casate parlamentari friulane), stipiti scolpiti attribuiti al Pilacorte o alla sua scuola, mobili e suppellettili.

Il fronte principale del castello, all’interno del primo fossato che si supera con un ponte, appare piuttosto imponente perché molto sviluppato in lunghezza ed in altezza; non mancano gli elementi decorativi, tra i quali tre balconi cinquecenteschi con arco a tutto sesto e balconi in pietra (uno sostenuto da mensole con testa di leoncini), una linea di archetti pensili e tracce di affreschi nella linea di sottogronda.

Fanno parte del complesso castellano anche degli edifici del XV-XVII secolo, che costituiscono il borgo castellano, ed un ampio parco realizzato a metà dell’Ottocento.

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