Boschi e "sesto grado" - Pordenone with love
Sport / Cicloturismo & MTB
TERRITORIO PROVINCIALE

Boschi e "sesto grado"

La lunghezza del percorso varia da 100 km a 200 km e tocca le località di Sacile, Caneva, Crosetta, Piancavallo (oppure Crosetta, Sarone, Mezzomonte, Dardago, Pedemonte d'Aviano, Piancavallo, Costa, Marsure, Montereale), Barcis, Claut, Cimolals e Erto.

 

Questo itinerario consente la scoperta di un ambiente montano che, se nella prima parte presenta un grado di antropizzazione talora notevole, nella seconda diviene sempre più selvaggio fino a consentire, nella parte finale, la scoperta di una natura di eccezionale integrità. Le difficoltà che il percorso presenta (tutte, comunque, facilmente superabili da chi abbia un minimo di familiarità con la guida su strade di montagna) sono più che ripagate dalla vastità e varietà dei panorami, dall' incontro con ambienti in condizioni talora di autentica primitività, dalla conoscenza di insediamenti umani con caratteristiche etnografiche di alto interesse.

L'itinerario muove da Sacile in direzione di Caneva, dove il paesaggio è subito di tipo pedemontano, con la Prealpe incombente su brevi colline a vigneto, ma anche con le troppo vistose lacerazioni delle cave di marmorino (carbonato di calcio ad un alto grado di purezza).
Notevoli, oltre ai vini, il Museo dello Sport 'Toni Pessot' (dedicato a cimeli preziosi nella storia del ciclismo internazionale), la villa-castello Rupolo e il castello, cui è possibile accostarsi in macchina fino a pochi passi dai suggestivi ruderi.
Seguendo la segnaletica, è facile raggiungere in una ventina di minuti la località Crosetta, m 1120 e il Bosco demaniale del Cansiglio - di antica fama (attestato già nell' 882 il Campus silvae - tutelato da tutti i governi, ricco quindi di flora e fauna interessanti, comprendente oggi diverse riserve regionali (anche a specifici indirizzi: faunistico, geologico, idrologico). Lungo le bianche strade del bosco e sul vasto pianoro, è bello d'inverno praticare lo sci di fondo e d'estate inventare facili escursioni o godere la frescura dei faggi e degli abeti. Salendo sulla destra, due strade (che più avanti si congiungono) consentono di raggiungere Piancavallo: le condizioni del fondo e la mancanza di dispositivi di sicurezza riservano tale deviazione (di alto interesse panoramico) ai guidatori più sicuri ed esperti. Per gli altri, non resta che ridiscendere per imboccare a Sarone la nuova strada turistica del Pedemonte, che sfiora le incantevoli sorgenti del Livenza presso la chiesa della Ss. Trinita (la sosta è d'obbligo) e consente -con brevi deviazioni su nuove strade turistiche- di salire a Mezzomonte, m 479; di sostare alla sorgente del Gorgazzo o di addentrarsi nella Valle di S.Tomè sopra Dardago.

Proseguendo in località Pedemonte d'Aviano si imbocca a sinistra la nuova strada turistica del Piancavallo (ne è già previsto il raddoppio), che conduce alla stazione turistica, estiva e invernale, la cui fama internazionale è già consolidata, sia per il facile e rapido accesso dalla pianura, sia per le iniziative (sportive, culturali, di evasione) che vi si svolgono.
Di qui, per una bella strada, si può scendere per la Val Caltea al lago di Barcis; in alternativa si ritorna per la via pedemontana, si prosegue per Costa (deviazione interessante al santuario di Madonna del Monte) e Marsure (sosta alla chiesetta di S.Caterina, per un bel ciclo di affreschi del Cinquecento di incerta attribuzione), incontrando frequenti esempi di 'architettura spontanea', aprezzabile per l'uso della pietra da parte di scalpellini locali di tradizione plurisecolare.

A Montereale si deve visitare la chiesa di S.Rocco in Cimitero, affrescata nel Cinquecento dal pordenonese Calderari, tra i più significativi seguaci del grande G.A. Pordenone. Qui si imbocca la strada della Valcellina: scavalcata da una grande arteria a rapido scorrimento, con gallerie e su arditi viadotti.Il turista con disponibilità di tempo e passione può seguire a piedi, o in bicicletta l'attuale vecchia sede, con molta attenzione. Si tratta, infatti, di una dozzina di chilometri di ardita strada incisa nella roccia, talora sospesa a sbalzo, che consente di godere l'orrido del Cellina che non ha paragoni in Italia e pochi in Europa. A metà strada, in località Gleseata (la 'Chiesaccia', per l'incubo delle fantastiche architetture rose dal fiume nei millenni) un surreale bivio in roccia permette di raggiungere in breve Andreis, che ha un piccolo Museo etnografico d'artigianato tipico e begli esemplari di case andreane con strane geometrie lignee. Proseguendo, invece, si sbuca improvvisamente sul Lago di Barcis (quasi completamente aggirabile in automobile: uno strettissimo ponte sospeso, di disagevole imbocco, dell'esatta largheza di una comoda automobile, consente a monte il completamento del giro). Barcis, ormai nota nel campo degli sport nautici, è punto di partenza per molte escursioni nelle valli laterali, specie nel Parco Regionale del Prescudin, centro di documentazione e di studio di fenomeni meteorologici ed erosivi: la valle, nota per i suoi boschi fin dal 1366, è interessante anche dal punto di vista paesaggistico per la corona di cime che la chiudono, come il Messer (m 2230), il Venale (m 2012), il Crep Nudo dalla tipica piramide (m 2207).
Dopo Barcis, la strada diventa facile e piacevole alla guida, sempre costeggiando il Cellina, che scende rapido e azzurro tra le ghiaie, richiamando sempre più numerosi canoisti. Improwisamente si sbuca nella vastità di una verde conca circondata da una serie esaltante di cime dolomitiche, come il Col Nudo (m 2472), il Duranno (m 2652), la Cima dei Preti (m 2703), la Vacalizza (m 2266) e il Turlon (m 2311).

Claut è ormai avviata stazione turistica estiva e invernale, con buone strutture in rapida crescita e motivi d'attrazione quali: le tipiche case clautane a porticati e loggette; il piccolo Museo dell'artigianato (in legno, soprattutto); le tante grotte, anche inesplorate, per appassionati di speleologia; la pratica della canoa e degli sports invernali (compreso il pattinaggio), la possibilità di escursioni (anche in automobile) alle valli laterali: in Val Chialedina verso il Col Nudo e il Teverone (m 2346), in Val di Gere verso le Caserine (m 2306) e il Cornaget (m 2323), e soprattutto in Val Settimana fino a località La Pussa (Rifugio del CAI) in ambiente naturalistico di estremo interesse, non solo per la visione di imponenti cime come il Pramaggiore (m 2478), ma anche per la flora e la fauna che, per ragioni connesse con le glaciazioni preistoriche e i millenni di assoluto isolamento, presentano endemismi anche di interesse europeo.

Cimolais è punto di partenza di un'altra strada in terra battuta per la Val Cimoliana fino al Rifugio Pordenone del CAI: grande l'interesse naturalistico, e spettacolare la visione delle 'Dolomiti d'Oltre Piave' come il Duranno, la Cima dei Preti, la Cima Laste (m 2555), il Gruppo dei Monfalconi (m 2548) dove, zaino in spalla, è facile salire ad ammirare il celebre Campanile di Val Montanaia. Tutta la zona è in procinto di diventare Parco Naturalistico Regionale dell’Alta Val Cellina, nell’interno d'un ben più ampio Parco delle Prealpi Carniche.

Proseguendo oltre Cimolais, la strada, superato il passo di S.Osvaldo (m 827: qui il 10 novembre 1917 il giovane tenente E. Rommel, alla testa di un distaccamento tedesco, superò l'ultima resistenza italiana prima del Piave), raggiunge Erto, il paese noto per la Passione che si rappresenta la sera di ogni venerdì santo, e più ancora per lo spaventoso prezzo in vite umane pagato la sera del 9 ottobre 1963 alla frana (la più grande frana storica delle Alpi) che invase il lago del Vajont. La diga (262 m) è la più alta d'ltalia e tra le più alte del mondo.

fonte Provincia di Pordenone