comune di Maniago

L’abitato, cinto a nord dal Monte Jouf, vero e proprio giardino botanico, è posto all’imboccatura di due valli straordinarie dal punto di vista paesaggistico e per le peculiarità di tradizioni e insediamenti, la Val Cellina e la Val Colvera, che si estendono lungo il corso degli omonimi fiumi.

Da sempre, le fortune di Maniago si devono all'abilità dei fabbri che fin dal Medioevo fornivano armi alle truppe della Serenissima. Al posto di soffietti e fuoco ora c’è la moderna tecnologia, ma Maniago resta indiscussa capitale del coltello e degli accessori per la cucina. Pensate che da questi laboratori provengono le sciabole di Braveheart e le spade del Signore degli anelli!

Storia di Maniago

La strategica posizione di Maniago lungo la pedemontana del Friuli Occidentale ha sempre permesso alla cittadina di svolgere un ruolo importante nel contesto viario che conduceva dalla pianura ai passi montani, attraverso le valli del Cellina, del Colvera e del Meduna.

Tracce di presenza umana riferite al periodo Neolitico sono state rinvenute nelle grotte del Monte San Lorenzo, in particolare frammenti di oggetti in ceramica ed altri reperti in pietra che testimoniano l'esistenza di possibili insediamenti abitativi preistorici.

La presenza dei Celti sul territorio è invece testimoniata dallo stesso nome “Maniago”, di origine latina, ma con suffisso celtico –aco, forse “terra di Manilius”.

L’ingresso di Maniago nella storia si ha nel 981, quando l’imperatore Ottone II, con un diploma firmato nella sede di Ravenna, conferma alla Patriarcato di Aquileia i possedimenti della corte di Maniago. Due secoli dopo, nel 1195, i signori di Maniago vengono investiti del Feudo dal Patriarca di Aquileia, mantenendone la giurisdizione fino al 1420, quando le truppe venete conquistano il Castello. Da quel giorno le sorti di Maniago seguono quelle del Friuli, dalla dominazione della Serenissima a quella Asburgica, fino all’annessione al Regno d’Italia nel 1866.

La fortuna del luogo si deve all'abilità dei suoi fabbri, che rappresentano tuttora un'eccellenza di primissimo piano. Nel 1453, Nicolò di Maniago ottenne dal Magistrato delle Acque di Venezia il permesso di incanalare in una roggia l’acqua del torrente Colvera. Lungo la stessa roggia, in corrispondenza di adeguati salti di quota, oltre a mulini e segherie, vennero costruiti anche alcuni battiferri, dove si costruivano attrezzi per contadini e boscaioli, coltellacci, nonché spade e altre armi d’asta per le truppe della Serenissima (dalla strada che collega Maniago a Spilimbergo se ne può ancora ammirare uno, il Battiferro Beltrame, riconoscibile dalla ruota e dalla roggia che lo costeggia).

Intorno al ‘700, vista l’esigenza di produrre oggetti da taglio più piccoli e funzionali, si modifica la tecnologia e l’immagine stessa del fabbro di Maniago: compare il favri da fin (fabbro da fino), un artigiano che necessita per la propria attività di una fucina, di una mola e di un banco da lavoro. Senza l’esigenza del battiferro (e dell’acqua) vicino, le botteghe dei favri da fin sorgono un po’ ovunque in paese. La produzione si orienta su forbici, temperini da tasca, coltelli da tavola e altri strumenti professionali.
Agli inizi del ‘900 cambia ancora il modo di lavorare e nascono le prime grandi fabbriche dove, grazie all’impiego di macchine azionate dall’energia elettrica, è possibile produrre oggetti da taglio in serie, con minor tempo e fatica. Nel 1907, apre il primo stabilimento maniaghese, il CO.RI.CA.MA. (Coltellerie Riunite Caslino Maniago), grazie a capitali stranieri. All'epoca, questa industria impiegava più di 500 persone, distribuite su oltre una quarantina di officine attive.
Oggi Maniago è sede del Distretto delle coltellerie, formato da 9 comuni del mandamento, che impiega circa mille addetti nel solo ciclo produttivo degli articoli da taglio e si qualifica come secondo polo industriale della provincia di Pordenone. La produzione di Maniago copre gran parte del fabbisogno nazionale, ma forte è l’esportazione verso i mercati europei e americani.

Questa parte, importante, della storia della città si può ripercorrere nelle sale espositive del Museo dell'Arte fabbrile e delle coltellerie.


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centro storico
Una pietra murata all’interno della Loggia ne fa risalire la costruzione al 1661, in sostituzione di un precedente edificio collocato al centro della piazza, che serviva per le assemblee dei capifamiglia del paese e andata distrutta col tempo.

Dopo la ricostruzione fu sede del tribunale e del mercato. Oggi è per i maniaghesi il monumento in ricordo dei Caduti di Tutte le Guerre. Approfondisci

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Piazza Italia, un tempo detta Piazza Maggiore, è una delle più grandi di tutto il Friuli ed è da sempre il cuore pulsante della comunità maniaghese.

Ha il suo centro nella monumentale fontana e accoglie intorno a sé gli edifici più importanti della città: il Duomo, la Loggia, Palazzo d’Attimis e la Chiesa dell’Immacolata, che si trova proprio all'imbocco della piazza. L’attuale costruzione in stile neoclassico risale al 1778, ma si hanno testimonianze di un precedente edificio di culto che sarebbero confermate da un documento del 1411 e dalla lapide tombale ben visibile all’interno recante la data 1628.

Posta al centro della piazza, si impone la monumentale Fontana, realizzata in pietra d’Aviano e risalente al 1846-1847. Presenta una base ottagonale, con quattro vasche semicircolari e quattro scalinate orientate secondo i punti cardinali.

Le note dell’operetta “La Contessa Maritza” hanno accompagnato l’inaugurazione del Teatro Verdi il 7 luglio 2000 dopo diversi anni di chiusura per lavori di restauro. L’edificio era inizialmente una filanda, il Setificio a vapore Giuseppe Zecchin fu Lorenzo, scritta che si è deciso di conservare sulla facciata. Dai primi del '900 la filanda cessa di essere attiva e la sala viene convertita in circolo del Dopolavoro per le prime proiezioni cinematografiche e per le feste da ballo. L'attività teatrale si consolida negli anni tra il '60 e l'80, quando sul palco del Verdi si esibiscono compagnie nazionali con i più affermati attori del tempo.

Il recente restauro ha recuperato in modo elegante tutte le peculiarità dell'edificio, quali lo scalone d'ingresso, i due lampadari originali, ma soprattutto i preziosi affreschi in stile liberty datati 1922.

Palazzo d’Attimis è stata invece per secoli la residenza dei Signori di Maniago. Restaurato di recente, conserva la struttura dell'edificio principale circondato da scuderie e granai, un giardino all’italiana e un parco da 7 ettari che si estende fino ai piedi delle rovine del vecchio castello.

Infine, abbiamo la Loggia, costruita nel 1661, in sostituzione di un precedente edificio collocato al centro della piazza, che serviva per le assemblee dei capifamiglia del paese e andata distrutta col tempo. Dopo la ricostruzione fu sede del tribunale e del mercato. Oggi è per i maniaghesi il monumento in ricordo dei Caduti di Tutte le Guerre.

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Dedicato a San Mauro Martire, vescovo di Parenzo, il Duomo rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura tardo-gotica friulana, caratterizzata dalla semplice facciata a capanna arricchita dal rosone centrale.

Dedicato a San Mauro Martire, vescovo di Parenzo, il Duomo rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura tardo-gotica friulana, caratterizzata dalla semplice facciata a capanna arricchita dal rosone centrale.

L’edificio risale al 1488, anche se alcune pietre lavorate in bassorilievo sulla facciata sono databili all’VIII secolo e fanno supporre la presenza di un precedente luogo di culto.

L'interno del Duomo si presenta ad unica navata con tre cappelle absidali e quattro laterali. La copertura è a capriate lignee. Sono molti i motivi di interesse artistico di questo luogo di culto: tra tutti la pala con il redentore in gloria, i Ss. Giovanni Battista, Giuseppe, Giovanni Evangelista, Pietro e Giacomo e tre immagini della vita del Battista; è datata 1558 ed è opera del sanvitesePomponio Amalteo, che all'interno del Duomo dipinse anche gli affreschi della volta absidale maggiore, oggi perduti.

Fonte: Comune di Maniago

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Del maniero rimangono oggi solo alcuni ruderi che dominano l'abitato e sono ben visibili, tra la vegetazione, dal centro del paese. Di esso non si hanno informazioni precise, ma si suppone sia stato costruito durante l'XI secolo.

Del maniero rimangono oggi solo alcuni ruderi che dominano l'abitato e sono ben visibili, tra la vegetazione, dal centro del paese. Di esso non si hanno informazioni precise, ma si suppone sia stato costruito durante l'XI secolo.

Il restauro conservativo messo in atto dopo il sisma del 1976 permette di cogliere la probabile disposizione sia delle varie stanze degli edifici oggi rimasti sia delle quattro torri interne in difesa delle mura e di supporre, sulla base di antiche ricostruzioni, dove si trovassero il Palazzo Patriarcale, le carceri, la forca per le impiccagioni dei condannati e la Antica Chiesa di San Giacomo. Questa si trovava al centro del cortile interno e va distinta da una seconda chiesetta dedicata al Santo, risalente al 1291 e situata all'esterno del castello, San Giacomo il Castello. Si tratta dell'unico edificio intatto nel complesso del castello, contiene un pregevole dipinto che ritrae il Santo e ospita le spoglie dei locali feudatari.

Il castello fu devastato dal terremoto del 1511 e poi definitivamente abbandonato nel corso del '600. Dai ruderi si gode di un notevole panorama di Maniago.

Ai piedi del Castello, si incontra anche la piccola chiesa di San Carlo, eretta nel 1637. costruzione semplice, contiene però un altare ligneo del ‘600, di probabile scuola bellunese, che racchiude una pala di autore ignoto raffigurante San Carlo Borromeo.

 

Fonte: Comune di Maniago

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