comune di San Vito al Tagliamento

La piazza, racchiusa tra le torri Raimonda e Scaramuccia e impreziosita dagli affreschi delle eleganti dimore che si affacciano sul salotto della città, è il cuore pulsante di questo comune ancora cinto dall’antico fossato. Un gioiellino da scoprire con calma, per assaporarne tutta la rilassante dolcezza che ancora vi si respira.

Storia di San Vito al Tagliamento

San Vito al Tagliamento, già nell’antichità luogo legato a un fiume e a zone di risorgive (facile quindi all’insediamento), ha restituito negli ultimi cinquant’anni anni testimonianze risalenti anche al Mesolitico ed al Neolitico. La collezione di reperti archeologici, risultato di campagne di scavi e ritrovamenti di superficie, è conservata nelle sale del Museo civico archeologico “Federico De Rocco” situato e visitabile al secondo piano della torre medievale “Raimonda”.

Il territorio ha conosciuto poi la dominazione romana e quella longobarda, ma la vera svolta è avvenuta con la influente presenza patriarcale prima e con l’occupazione veneziana poi, che ha conferito alla cittadina un assetto nuovo, molto vicino a quello odierno.

Nei primi decenni del ‘500, dopo alcune incursioni turchesche nei dintorni, il fossato viene ampliato, Borgo San Lorenzo (appena fuori le mura) incorporato nel centro e vengono costruiti la Torre Grimana e il torrione circolare a sud-est, dando al centro forma trapezoidale. La piazza centrale assunse l’aspetto attuale, ampia e con prestigiosi palazzi della nascente borghesia, decorati con affreschi tornati alla luce. Allora vi soggiornarono e vissero importanti artisti (pittori, scultori in pietra e in legno, maestri di grammatica, letterati). La tradizione culturale continuò nei secoli successivi, in particolare con lo storico Paolo Sarpi, veneziano ma figlio di un sanvitese, e con il sacerdote, maestro di cappella e naturalista Anton Lazzaro Moro, uno dei più insigni scienziati del Settecento italiano.

In borgo Castello si può respirare ancora il passato medioevale. Il castello di San Vito risale per certo al XII secolo e fu restaurato nel secolo successivo con l’aggiunta di due torri: Torre Raimonda e Torre di San Nicolò (Scaramuccia). Accanto a quest’ultima rimangono i resti delle mura difensive che un tempo circondavano tutto il borgo nonché parte dell’Ospedale dei Battuti, fondato dalla confraternita laica dei Battuti nel XIV secolo. Degne di nota sono anche la Chiesa di santa Maria dei Battuti annessa all’antico ospitale, con ciclo di affreschi amalteiani e la Chiesa dell’Annunziata o chiesa di santa Maria del Castello con affreschi trecenteschi di scuola friulana.

Appena fuori dalla seconda cinta di mura, entro il giro di fosse odierne, fa bella mostra di sé l’ex convento dei Domenicani ora sede della Biblioteca Civica, dell’Ufficio Beni ed Attività Culturali e dell’Ostello della Gioventù. Annessa, la chiesa seicentesca di san Lorenzo che conserva lacerti di affreschi quattrocenteschi e cinquecenteschi e le spoglie di Pomponio Amalteo (Motta di Livenza, 1505 - San Vito al Tagliamento, 1588) e della sua famiglia, insieme a quelle di altre famiglie nobili del luogo.

Fonte: Comune di San Vito

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centro storico
L'Antica Loggia sorgeva accanto alla distrutta torre delle ore che fungeva da raccordo al castello e ha subito una serie di interventi nel corso dei secoli, fino ad assumere già nel XV–XVI secolo la forma attuale.

Un grande vano aperto sulla piazza circondato da panche di pietra ove si svolgevano il mercato delle granaglie, la vendita del bestiame e della frutta e verdura, insieme alla vendita all’asta dei beni al banco degli ebrei (una piccola comunità ebraica viveva in località Codemala, attuale via Paolo Sarpi). Al piano superiore gli ambienti ove, al suon di campana, si riunivano il Podestà ed i rappresentanti della cittadina.

Dal ‘600 è documentato l’uso di sede per rappresentazioni teatrali e musicali. La struttura è quella di piccolo teatro all’italiana tra ‘700 e ‘800. Il recupero recentemente concluso ha restituito un magnifico monumento ridando vita al teatro ricostruito ex novo con fedeltà dei minimi particolari e intitolato al compositore sanvitese Giangiacomo Arrigoni (1597-1675); rivive così l’antico teatro sociale che tra ‘800 e ‘900 fu un vanto per San Vito.

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Il castello di san Vito fu donato al potente Patriarcato di Aquileia che ne fece propria dimora e divenne successivamente anche residenza della nobile famiglia Altan.

Quello che rimane oggi del castello è una struttura che riecheggia più la residenza nobiliare che l’edificio difensivo medievale. Un edificio di certo imponente, risultato della sommatoria di più fabbricati aggregati, con il primo giro di cinta muraria della cittadina, la fossa e il basamento delle mura in parte riemerso e ricostruito.

Affascinanti gli affreschi rinvenuti, sia lacerti esterni che resti nelle facciate interne, di epoca e fattura diverse; decorazioni quattrocentesche e settecentesche, raffigurazioni di stemmi nobiliari sanvitesi e friulani e due dolci volti di guerrieri risalenti al primo ventennio del ‘500.

Parte di questi, intere splendide scene e figure di sibille, sono stati salvati e strappati negli anni ’50 dallo studioso Federico De Rocco a cui è dedicato l’attuale Museo Civico Archeologico, dove rimangono in attesa di rientrare nella loro sede di origine.

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Il duomo, dedicato ai Ss. Vito, Modesto e Crescenzia, sorge su progetto di Luca Andrioli nella metà del ‘700 sulle fondamenta di un duomo quattrocentesco per volontà e impegno dell’ultimo patriarca Daniele Delfino.
La scarna facciata nasconde all’interno una piacevole sorpresa, una vera e propria ricca galleria d’arte, scadenzata dagli altari di marmi policromi realizzati dai fratelli scultori Mattiussi.

Dall’antico trittico datato e firmato da Andrea Bellunello nel 1488 al più moderno ex voto di Pomponio Amalteo, la “Sacra Conversazione” del 1533. Sempre per mano dell’allievo e genero del Pordenone, nel coro fanno mostra di sé tele delle ante e tavole della cantoria dell’antico organo del duomo vecchio andato distrutto. E ancora artisti friulani e veneti ed epoche diverse si susseguono lungo le pareti dell’unica navata: Alessandro Varotari detto il Padovanino, Gaspare Diziani, Francesco Zugno, Ludovico Pogliaghi, Ermanno Stroiffi, e ancora Pomponio Amalteo.

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San Vito Al Tagliamento

33090 San Vito Al Tagliamento

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