comune di Caneva

Dalle malghe del Cansiglio fino ai verdi prati di pianura, questa è la “terra della fatica”. L’estrazione del carbonato di calcio si perpetua nel lavoro dei cavatori mentre nel tempio del ciclismo il museo “Toni Pessot” racchiude i cimeli di questa dura disciplina.

Terra di antichi vini, primo tra tutti il Marzemino, e del dolcissimo fico detto figomoro, Caneva, dal clima mite che favorisce lo sviluppo di ulivi e vigneti, presenta molti punti di interesse. È infatti ideale punto di partenza per escursioni in montagna e passeggiate tra i ruderi antichi del Castello edificato nell’anno Mille su resti romani.

Di pregio artistico, oltre al sito archeologico di Palù di Livenza, meritano attenzione le chiese e i palazzi signorili edificati a cavallo tra l’ottocento e il Novecento.

Originari di Caneva sono anche numerosi artisti, tra cui Enrico e Pierantonio Chiaradia, il primo scultore della statua equestre di Vittorio Emanuele II sull’altare della Patria a Roma e il secondo affermato pittore.

Storia di Caneva

Caneva, dal latino canaba, cantina, deposito, sorge su un’area significativa sotto il profilo archeologico e risulta abitata fin dal Neolitico, due o tre millenni prima di Cristo, da un popolo che viveva di caccia, pesca e allevamento (più tardi comparve l’agricoltura).

Della successiva presenza celtica rimane forse il nome Stevenà, per via dell’antica uscita in -acum (anno 1296: in Stevenaco), tipico dei prediali romani in territorio celtico. La presenza storica dell’uomo continua nell’area del Castello, precedentemente castelliere (1500 a.C.) e, successivamente insediamento romano, come testimonierebbe anche il toponimo “Caneva”.

Dal 1034, il Castello figura tra i possedimenti della Chiesa di Aquileia e fu concesso dall'imperatore Corrado II al Patriarca Popone per contrastare l'avanzata degli Ungari.

Dopo la sottomissione alla Serenissima, avvenuta nel 1419, venne mantenuto attivo per resistere all'assedio dei Turchi.

Dal XVII secolo, con l’introduzione della coltivazione del mais, l’allevamento del baco da seta e la conseguente produzione di tessuti e infine l’emigrazione degli abitanti verso Venezia e i centri maggiori, la sempre difficile situazione di queste terre migliorò. Si unirono a questi nuovi fattori i proventi della pesca, della produzione del carbone, delle attività estrattive (documentate fin dal ‘400) e la produzione e commercializzazione di vino.

Il Risorgimento vide un notevole contributo da parte della popolazione di Caneva e l’unità d’Italia, attesa e favorita in ogni modo, si realizzò infine nel 1866. I primi anni del Regno d’Italia non portarono però i vantaggi sperati e la gente continuò ad emigrare, soprattutto verso il Nord Europa e il Sud America. Le due guerre mondiali interruppero l’emigrazione solo temporaneamente: fu infatti proprio nel Novecento che essa raggiunse il culmine, e la tendenza si invertirà solo negli anni Settanta.

 

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centro storico
Del tutto particolare è la facciata della chiesa di San Tommaso Apostolo, d’impianto ottocentesco sul quale si innesta una parte basamentale ricavata dai resti di un teatro del Cinquecento dei conti Mocenigo e Cordignano.

Del tutto particolare è la facciata della chiesa di San Tommaso Apostolo, d’impianto ottocentesco sul quale si innesta una parte basamentale ricavata dai resti di un teatro del Cinquecento dei conti Mocenigo e Cordignano.

La parte superiore è invece opera novecentesca dell'architetto Del Bo di Vittorio Veneto. All'interno sono presenti sculture del bellunese Giovanni De Min, raffiguranti gli Apostoli e l'Incoronazione della Madonna. Risalenti alla prima metà del cinquecento due opere di Francesco da Milano raffiguranti, rispettivamente, San Sebastiano, San Rocco e San Nicolò e una Incredulità di Tommaso.

Fonte: sito del Comune di Caneva

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